Una storia intima, sospesa tra realtà e sogno, che racconta come anche una sola mattina possa bastare per riprendersi tutto lamore mancato. Una mattina in cui, come unassenza vivissima, la propria madre aiuta a ricordare se stessi.
«La mancanza non toglie, è presenza. Lì dove tu non ci sei più, io continuo a sentirti.»
Dalle tradizioni sciamaniche impariamo che unanima può prendere in prestito qualsiasi forma della natura un merlo, una pianta, il vento anche solo per un istante, giusto il tempo di un saluto di passaggio. Nel mezzo di una passeggiata nel giardino di casa, allalba dei suoi trentanni, un ragazzo percepisce la presenza della madre. È loccasione per sentirsi, ancora una volta, figlio. Nasce così un dialogo mai esistito prima, unintimità rimandata dalla vita e interrotta dalla morte. Parole mai dette, domande rimaste sospese, affetti sfiorati e non vissuti, insegnamenti ancestrali e viaggi che li avevano separati. Ora tutto torna alla luce, con lentezza e verità. Il monologo interiore del ragazzo si trasforma, pagina dopo pagina, in un dialogo silenzioso ma colmo di senso. Lui parla, lei risponde nel modo in cui solo unanima può farlo: attraverso il paesaggio. Lo spirito della madre lo guida in unindagine di ricapitolazione sullinfanzia, sullamore, sulla perdita, sulle ambizioni e sulla possibilità di guarire il passato. Sempre scortato dalla sua prosa poetica, in questo libro Gio Evan si confronta con la scomparsa della madre, cercando un senso alla sua assenza e intrecciando il dolore alleducazione spirituale ricevuta dal suo maestro.